Da Mario Landolfi ai grillini fino a Spada: tutti i modi per dare schiaffi al ruolo e alla libertà dei giornalisti italiani

I giornalisti liberi in Italia sono una specie in via di estinzione ma quelli che (r)esistono vengono presi a calci, sputi, insulti trasmessi a voce o sul web. Gli vengono costruite attorno campagne denigratorie. Vengono fermati alla porta d’ingresso dei convegni grillini e definiti “indesiderati”, vengono mandati in ospedale dal mafioso di turno, ieri Roberto Spada, oggi qualcun’altro. Vengono strattonati dalla scorta del governatore che ieri era in Campania che oggi chissà. Vengono evitati da chi, invece, per ruolo dovrebbe dar conto a chiunque chieda per capire. Vengono presi letteralmente a schiaffi, come qualche giorno fa, da un ex ministro della Repubblica, Mario Landolfi, protagonista di un gesto di stampo mafioso che si commenta da solo, che è becero, che è dirompente, diseducativo. Che la dice bene e lunga sul clima che si è creato in Italia.

Dai piccoli paesi di provincia alle grandi città, dalla politica nazionale alla cronaca nera, dalla vita quotidiana alle vicende altre la parola d’ordine data a chiunque abbia, oggi o anni fa, scelto di fare un mestiere difficile è “allinearsi”, non dare fastidio, non rispondere alle provocazioni, non fermare il falso, non essere libero/a. Al contrario, essere disposto a fare salotto, ad avere vantaggi, ad essere di “compagnia”, a farsi megafono dello squallore che la politica locale, nazionale (vecchia e nuova)  assieme a camorra e mafia, ai tangentisti e agli imprenditori corrotti sanno esprimere. In tanti cedono e diventano così informazione del potere corrotto, del potente che presta favori, del colluso che è in grado di dare lavoro. Il mondo del giornalismo orientato e fazioso è sempre più popolato nel tempo peggiore della crisi di un ruolo che è garanzie di libertà e di informazione. Destra e sinistra, grillini e fascisti, comunisti e cattolici, imprenditori e tangentisti, tutti assieme, contro i giornalisti che hanno della libertà la loro stella polare. Il prezzo da pagare è alto ovunque. Il clamore, dopo la testata di Roberto Spada, dopo lo schiaffo più recente che Mario Landolfi ha riservato al collega de La7, passa in fretta. Resta un mestiere che non viene più difeso nelle sedi giuste, non viene tutelato. Nulla di nuovo sotto il sole. Basterebbe elencare i giornalisti sotto scorta, quelli minacciati, quelli che devono guardasi intorno, chi ha pagato con la vita. Ho raccolto una serie di esempi concreti che danno chiaro il clima che in Italia è ben più diffuso di quello che si potrebbe pensare. Qui Danilo Lupo stava chiedendo per “Non è l’Arena” in onda su La7 sulla questione dei vitalizi ai politici. Sotto Roberto Spada si era stufato delle domande di Daniele Piervincenzi, collega della trasmissione Rai “Nemo”. Più sotto ancora Maria Grazia Mazzola, altra collega della Rai, che viene presa a schiaffi dalla moglie di un boss di Bari.

Da Mario Landoli del centro destra a Roberto Spada del clan Spada di Ostia lido il segnale è lo stesso: intimidire chi vuole fare informazione, chi cerca notizie, chi fa il suo mestiere. Un segnale identico a quello di Beppe Grillo che assieme al suo Movimento ha costruito il successo e la visibilità politica insultando i giornalisti senza alcuna distinzione. La visione di queste immagini basterà a capire la considerazione che il comico di Genova ha sempre avuto del giornalismo italiano. Di seguito le immagini di Report dove l’amministratore delegato della Società Italiana Elicotteri (concessionaria di Agusta Westland) Andrea Pardi rompe la telecamera a un collega giornalista di Report, lo trascina dentro l’ufficio e lo immobilizza stringendolo al collo con un braccio. Report. Dall’Italia al i luoghi del parlamento europeo il tono con cambia con un altro politico italiano, deputato a Strasburgo e campione d’assenteismo. Il collega olandese in quel caso gli chiede come mai arrivasse alle 18.30 cioè quasi a conclusione dei lavori d’assemblea. La reazione la si vede nelle immagini dell’ultimo contributo video.

Il tema è caldo, il clima è rovente. L’Italia dei corrotti e dei privilegiati non gradisce il giornalismo libero. Lo vuole venduto, lo vuole connivente. Quanti sapranno resistere pagando un prezzo molto alto? E gli italiani che hanno a cuore la libertà di stampa come sapranno reagire ai Landolfi, ai Grillo, alla violenza usata ad arte per fermare la stampa libera? In mezzo a queste e a mille altre domande si gioca il senso stesso della libertà d’opinione in Italia, la tutela di chi vuole fare informazione con equidistanza e professionalità.

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