Quei bulli, ragazzini viziati senza educazione e senza rispetto che sono nelle scuole italiane

Gli ultimi eclatanti avvenimenti vissuti tra i banchi delle scuole italiane sono molto di più che un monito. Si tratta infatti di una deriva che coinvolge la scuola in ogni sua parte. Lucca, Velletri, la Sicilia, la Campania, Como o Torino, Roma o Milano, Napoli o Bari: nessuna differenza. Ragazzini viziati senza educazione e senza rispetto diventano bulli di ogni risma e fanno sopruso sui loro coetanei come sui loro insegnanti dopo esserlo stato con i loro genitori. La sequenza dei video che ci mostrano a quali livelli è arrivata la deriva è molto di più che una riflessione a sfondo psicologico o presa direttamente dall’ultima analisi sociologica che circola sui media come fosse l’indignazione più aggiornata.

La scuola italiana è specchio di ciò che accade fuori, nelle case, nelle strade, nei luoghi dove il rispetto, il valore dei ruoli e dei compiti, la differenza tra bene e male dovrebbe essere un cardine per tutti. E invece. Nelle case i genitori non solo più l’esempio e dove ancora riescono ad esserlo giocano a fatica un ruolo che non gli è più riconosciuto. Dicono troppe volte sempre e solo “sì”. Spesso sono assenti, Troppo presi, troppo distratti. Troppo poco educativi. E talvolta essi stessi smarriti, altrove. Quando sono seduti su un divano a navigare in rete sui social o a tavola impegnati a rispondere all’ultimo whatsup. Vicini eppure distanti come i loro figli.

La geografia dei genitori contemporanei presenta molte ombre: è in quei luoghi che i ragazzini viziati sono stati accostati alla deriva: non educati, non presi in carico, non portati, anche con la forza, davanti ad un senso che la vita vuole, che la vita chiede. Ora forse è troppo tardi. Oppure è il tempo giusto proprio ora che vediamo e viviamo i picchi più alti della deriva. Intanto sembra persino inutile dirlo poiché tante altre volte è stato detto: occorre ristabilire una sintonia, una stessa linea guida tra la casa e la scuola, i genitori e gli insegnanti. Solo così, mai lasciando solo nessuno (gli insegnanti, i genitori, i figli/alunni) i nostri ragazzini potranno diventare qualcosa di meglio rispetto allo squallore che tante volte vivono, rappresentano e di cui, loro malgrado, si fanno portatori contagiosi. E anche se fosse una minoranza quello squallore fa rumore, interroga, coinvolge anche i migliori, destabilizza, contagia.

Si sentono protagonisti i ragazzini bulli e viziati che sfidano i loro insegnanti. Si fanno riprendere come fossero in un reality, in una fiction televisiva, di quelle magari stile “Gomorra” che ha così tanto successo perché da forza al male, fa diventare eroe chi usa la violenza, la prepotenza, il sopruso. E loro, quei ragazzini bulli e viziati, senza educazione e senza cultura, è ciò che vogliono fare. Avere l’ebbrezza di diventare “virali” sui social, metterci la faccia, la storia, l’età, il vuoto del mondo in cui sono. Nessun senso nelle loro affermazioni, nessuna razionale progettualità: solo e soltanto la voglia di emergere. Non avrà torto chi dice che stiamo raccogliendo i danni della cattiva televisione di questi anni che si è mescolata alla potenza distruttrice dei social che mette tutti in vetrina, che dona a tutti una visibilità, che confonde verità e bugia, falso e vero.

Se questi ultimi episodi potranno scuotere chi vive in casa e nelle scuole, chi deve educare e chi deve essere educato, chi decide punizioni o deve far finta di non vedere, non si può ancora dire. L’unica cosa che si afferma è il tonfo del picco che gesti, parole e azioni di questo tempo, che fa diventare tutto così relativo, porta con sé.

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