La saggezza della vita vera per combattere i pregiudizi ed il ciarpame della politica

Questa volta si potrebbe ben dire “sei di Campoli se…” sai capire che la vita ha una saggezza tutta sua (per fortuna) che zia Nicolina, zia Vincenza e zia Maria così come ritratte (rigorosamente dal reale per qualcosa che fanno ogni giorno da molto tempo) nella foto pubblicata su quel gruppo facebook di Campoli del Monte Taburno, un piccolo paesino in provincia di Benevento, diventati, il paese e la foto, in poche ore virali sulla rete e sui media. Non solo perché quel gesto esprime (così tenero e consueto per il ruolo di donna e di mamma) un’integrazione naturale tra generazioni, colori della pelle, esperienze di vita ma, soprattutto, perché quella foto sa dire più di mille parole. Sa dire, prima di ogni cosa, che i pregiudizi vengono creati da coloro che si mettono su scranni di saggezza, autoferenziali, spesso imbroglioni, chiusi nei loro egoismi, nelle ricchezze con cui elevano tutte le loro miserie mentali, dediti alla peggiore politica e al populismo. Pronti a sfruttare qualsiasi cosa accada di brutto nella cronaca pur di avere un vantaggio elettorale, sociale, politico, umano, professionale, di casta e classe. Ci sono molti italiani “colti” che costruiscono barriere, pregiudizi, differenze tra bianchi e neri.

A distruggerli, quei pregiudizi, ci pensano le persone più semplici, quelli che spesso vivono in provincia, magari in paesini che nessuno conosce dove, per caso, hanno fatto nascere un centro di accoglienza con cui quel piccolo paesino è stato abitato, all’improvviso, da giovani mamme, adolescenti, bambini e neonati finiti, questa volta, in braccio a tre donne d’età canuta, cittadine di quel piccolo centro del beneventano.

Sono donne che hanno vissuto già molti decenni, che hanno conosciuto la vita e la fatica del vivere. Le nonne di Campoli del Monte Taburno hanno fatto, con quel gesto ritratto in quella foto, ciò che in decenni non riesce a fare la politica che vuole affermare l’integrazione contro la politica che miete paure, xenofobie, differenze per il colore della pelle: hanno fatto entrare nella loro vita di provincia le vicende di quei bambini che hanno in braccio e delle loro famiglie accolte davvero come occorre accogliere chiunque chieda aiuto.

Le nonne di Campoli del Monte Taburno ridono di gioia, sono fiere di quello che fanno. Gesti che fanno da sempre. Che fecero per i loro figli, i loro nipoti diventati già grandi. Gesti che ripetono ora come se quei bambin fossero da sempre con loro, appartenessero alla piccola comunità del beneventano dove quelle nonne vivono da sempre. Esse anche quando sanno di essere fotografate non hanno nessuna remora a dire ciò che sono e fanno. La loro fierezza attrae subito: è sublime, naturale, costante. Una fierezza che anticipa con gli occhi del corpo e della mente ciò che dovrà essere la società italiana dei prossimi decenni: multietnica, accogliente, in grado di fare delle persone che scelgono l’Italia per vivere venendo da altri continenti nuovi italiani con cui costruire la società del futuro. Le nonne del Monte Tarburno hanno anticipato, con straordinaria chiaroveggenza come solo i vegliardi ed i canuti sanno fare, il mondo nuovo. Loro, che hanno tutti i segni sul viso del mondo vecchio, sono il miglior esempio per questa Italia diventata, troppo spesso, intollerante, becera e cattiva.

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