Non poteva, questa pandemia, certamente essere quell’incantesimo che trasformava il male in bene, i difetti in pregi, l’intolleranza in accoglienza. Ma, almeno, molte delle granitiche certezze dei moderni talebani (chi di noi non lo è stato?) potevano cadere sotto i colpi di questa esperienza inedita che ci ha fatto sentire tutti molto più piccoli di quelli che siamo. C’era la speranza quando fummo costretti a chiuderci in casa di diventare tutti più comprensibili verso gli altri da cui, come è apparso chiaro in questa storia, dipendiamo comunque nel bene e nel male. Confidavamo, e forse ancora confidiamo, che, magari, questa brutta storia ci rendesse più disposti a rimettere in discussione ciò che sappiamo del mondo e della vita e che riteniamo indiscutibile. E, invece, vedo in giro, ma soprattutto sulla rete, molti più talebani, molte più persone “incazzate” e chiuse alle idee diverse degli altri. Vedo segni molto meno tolleranti alla presenza e alle posizioni diverse. Mi arrivano messaggi sul telefonino da amici che hanno cultura, una professione di riguardo, la mia stima e anche l’affetto. A vario modo e in misura diversa essi mi inoltrano messaggi univoci che rispecchiano, ovviamente, sempre e solo le loro posizioni. Sono tutti messaggi dello stesso avviso. Tutti, in fondo e anche, figli e frutti di un disagio, di un disappunto, di una protesta, di un moto d’intolleranza che, per molti, si è fatto, da molto tempo, anche pensiero fisso.

Ora c’è chi protesta e mette sotto accusa i provvedimenti “coronavirus” del governo in carica. Chi, invece, ha parole di fuoco contro la Cina che ritiene colpevole di aver infettato il mondo. Chi vede complotti e dietrologismi ovunque e tutte le volte che accade qualcosa di irreversibile come lo è questa pandemia. E si innamora totalmente delle tesi più fantasiose e pesuasive che girano in rete da non averne altre diverse. Sono le tesi che documentano, per esempio, con piani dettagliati dove tutto “quadra” come sui file dove si legge che molti governi sapevano già, molti mesi fa, di un virus letale che avrebbe colpito il mondo e si stavano preparando. C’è chi mi manda strali contro Trump, gli inglesi e, a flotte, con tanti altri link, messaggi, post, posizioni ed improperi contro l’Europa per loro sempre nemica. Noi amiamo da sempre crearci nemici, dualismi di valori, contrapposizioni. Sicché i nemici non mancano mai ma soprattutto non mancano le certezze dei tanti che incontro, leggo, ammiro, stimo. Esse non sono affatto diminuite in questa pandemia. Anzi. Mi ricordano tutti le vecchie inclinazioni che avevo (e tante volte ho) anch’io. Vedere tutto bianco o, al contrario, tutto nero. Non valutare, dire o condividere mai nulla di diverso rispetto alle proprie legittime idee, alla direzione delle nostre nobili battaglie civili. Insomma diventiamo scontati senza nemmeno saperlo. Cavie e soldati di quella insidia che ci prende in pieno quando assumiamo posizioni troppo nette, drastiche, sicure, estreme come se si fosse visto tutto, saputo tutto o assistito a flagranze di reati contro cui doversi battere. Questa è la vera minaccia per se stessi e per gli altri. Una costante, insidiosa, subdola minaccia. Resa ancora più insidiosa, in molti casi, dagli anni che passano, dalla pigrizia di andare a rivedere le nostre posizioni che, intanto, sono salde e, una volta assunte, non ammettono mai ripensamenti. Le scalfirà forse la vita e certe esperienze estreme, come lo può essere questa pandemia, che potrebbero diventare le vere ed uniche lezioni che solo la vita sa dare.

Intanto, più si hanno certezze e più rischiamo di cadere nella trappola delle posizioni estreme, rassicuranti, capaci di farci identificare totalmente con esse. A troppi accade ancora di brandire i libri letti, gli autori, le citazioni imparate a memoria per metterle a supporto dei nostri discorsi, delle tesi che ci piacciono di più. Delle visioni di cui ci innamoriamo follemente finendo di vedere in esse, persino, una parte di noi. Ostentiamo ancora saperi su ogni tipo di ambito. Siamo pieni di certezze e, in fondo, pur se mai confessato, abbiamo voglia sempre di portare gli altri a noi, alle nostre posizioni, alle nostre idee rassicuranti. Un tempo finivamo negli alvei e negli aloni degli intellettuali più agguerriti. Noti, rumorosi, esigenti, severi, richiesti, rari e, qualche volta, persino ascoltati tanto da compiacersi sempre di più del ruolo assunto. Più di recente, la rete digitale, quella che ha messo tutti in vetrina, ha allargato di molto la percezione, il valore ed il seguito di sé stessi. Agli intellettuali vecchio stile, che hanno davvero letto e macinato pagine di libri, si sono aggiunti i “tuttologi” del web contemporaneo che hanno letto pagine di post. Quelli che “sparano” in rete sempre nuove ed inedite rivelazioni. Quelli che sono, nello stesso tempo, medici, giuristi, filosofi, economisti, filosofi, politici, teologi, uomini e donne dalla sapienza e dalle conoscenze senza limiti. Perché leggono di tutto e non gli sfugge nulla tanto che ciò che era il vizio ed il vezzo di una certa spocchia intellettuale è andato a consolidarsi confluendo negli stessi spazi pubblici e virtuali delle nuove leve, “milizie” della verità, delle certezze e della rete digitale.

Al contrario. I miei limiti, come le domande che mi faccio sono aumentate invece di diminuire. Ho molte più domande oggi che negli anni della giovinezza quando avevo già troppe certezze. E forse il merito è degli anni o di quella vecchia, rispettabilissima, inclinazione della filosofia che di tutto e di se stessa/i ama farci dubitare. Non preferisco più gli estremi nè gli estremismi che sono ladri di lucidità e confondono l’intolleranza (quando non è presunzione) con l’impegno civile, le giuste lotte, la necessità di prendere una posizione chiara, netta, leale ma sempre prudente. I talebani nostrani danno sempre inquietudini. Tuttavia, non facendo mai del dubbio una certezza, uno schema mentale, un piano d’esplorazione oggettivo, oggi più di ieri, mi danno quell’amabile e vera preoccupazione le posizioni estreme degli amici arguti più cari e veri a cui sono legato. Quelli di cui ammiro tante cose dei quali, tuttavia, non riesco ancora a smussare il fervore e l’insidia delle posizioni estreme che anche oggi amano assumere di più. Ma se di tutte le speranze questa può durare più a lungo ed avverarsi confidando nella saggezza degli anni che danno prudenza per loro natura, sarò tenace e felice quel giorno in cui riceverò da loro messaggi e spunti opposti alle idee che essi amano e sostengono di più. Questa pandemia mi ha consolidato il sospetto che tutto debba essere messo alla prova. E che ogni nostra certezza va messa davanti a segni contrari per accogliere il diverso, per scardinare ciò che per noi è diventato ovvio tanto da legarci ad esso indissolubilmente. Quei segni, sospetti, tracce che hanno il compito di farci accogliere e considerare tutte le sfumature diverse che resteranno sempre tra il bianco e il nero che possiamo amare e sostenere di più. In mezzo alle antinomie vivono pendii sopra i quali vedi cose che non avevi mai visto prima. Oggi come e più di ieri.

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