Bussa sempre più forte alle porte dei miei anni l’idea che l’unica rivoluzione a cui potremmo metter mano, da subito e da tempo, è quella del Bene. Essa non è affatto una rivoluzione che passa per la politica. La politica (quella fatta dagli uomini) è ipocrita e demagogica per sua natura. Cerca consensi, rivendica primati, scredita tutti coloro che la praticano dacché è screditandosi a vicenda che si può arrivare al consenso (cioè al voto). Chi meglio lo ha fatto e lo farà avrà successo ed il primato sugli altri. La politica è bugiarda, inaffidabile, vocata da sempre all’inganno.

La rivoluzione del Bene, al contrario, non richiede nessun partito, nessuna nuova legge. Essa non impone nessuna bandiera e non rivendica primati. Mi sono stufato dei primati, di fare a gara con chi si è convinto di essere più avanti, diverso, migliore degli altri, di me o di chicchessia. Da qualche anno, forse da sempre, mi sono messo a cercare quello che ci può unire. E più vado avanti più comprendo che quella l’unica strada che può salvarci davvero. Ci salva dall’odio, dalle guerre, dalle fazioni. Ci salva dalla rovina, dalla depressione, dalla stupidità, dalla violenza, dalla presunzione, dalle separazioni, dal male che abbiamo messo al mondo. Ci salva come l’amore salva quelli che lo vivono, come nell’idioma di quei posti del mondo dove il Bello e il Bene hanno la stessa parola. Perché il Bene è Nello e il Bello è Bene.

La vita, ad un certo punto, diventa essenza, cardine, svolta, valore prezioso delle cose nelle quali sei “passato”. Quelle belle non meno che quelle brutte. Le prime rinfrancano, danno entusiasmo, il senso, la forza e la felicità dello stare al mondo. Le seconda segnano e insegnano, danno lo scoramento ed il peso, fanno invecchiare presto. Persino il dolore ed il vuoto di quelle perdite che non possiamo più ricuperare: una stagione, un legame di famiglia, l’amico, l’amica che ci regalò i sorrisi che aveva quando la Vita era in lui/lei. Così se più nulla potrà restituirci ciò che passò davanti ai nostri occhi, ciò che siamo stati nelle pieghe delle nostre giornate, tutto può riprendere la forma invisibile che si trasforma in senso e significato.

La rivoluzione del Bene non ammette vanità. Non ti spinge mai a cercare e ricercare ragioni da rivendicare, per natura e difetto, su tutti coloro che incontri avocando a te la ragione migliore. Noi cerchiamo ma facciamo il male persino cercando il Bene. Persino su quelli che amiamo. Cerchiamo il Bene come primato, benessere, come condizione singolare e soggettiva affinché quel Bene che cerchiamo sia soprattutto “bene/essere”. E invece…

La rivoluzione del Bene ti costringe a cercare gli altri. Quelli che cercano il tuo stesso Bene che non sono mai sotto la stessa bandiera. Cercare dapprima e davvero il Bene degli altri. E (con)dividere con loro questa esperienza unica e straordinaria che è la Vita adoperandosi per realizzare la rivoluzione del Bene. Questo pensiero fisso mi ha impedito di aderire a qualsiasi partito, fede, bandiera, ideologia e farne gabbia, estraneità, ostacolo, differenza incolmabile. Non si tratta di seguire un indistinto o, peggio, vocarsi ad relativismo assoluto. Chi pensa questo non conosce il Bene che ci fece uguali nelle nostre unicità. Io voglio trovare il Bene in ogni mio simile. Persino in quello da cui mi dividono mille e più modi di fare, lo stile, la condizione sociale ed economica, il grado di cultura, il percorso di vita che abbiamo fatto. Gettare mille ponti nel cuore del mondo. Voglio trovare il Bene nel bene degli altri anche quando gli altri diventano insopportabili, incorreggibili, inqualificabili. Anche quando gli altri sono quei nemici che vorrebbero vedere la tua (mia) rovina. La rivoluzione del Bene non calcola mai il bene che gli altri ti avrebbero potuto fare o potrebbero fare e non ti fanno. E nemmeno gli egoismi, le vanità, le miopie, la natura zozza che è dentro di loro e dentro di me.

Un giorno iniziai a stanare tutte le parti di quella natura umana zozza che è dentro ciascuno di noi come condizione ineluttabile d’umanità dolente. Da quel giorno nessuno più mi distoglie dal convincimento che mio fratello, mia sorella abbiano tutti i colori del mondo. Hanno fedi e ideologie diverse. Sono ricchi o molto poveri. Sono neri, bianchi, intelligenti o limitati. Sono vecchi, giovani, lo straniero e l’errante. Mio fratello e mia sorella sono diversi e altro da me e lo sono affinché io possa fare della loro diversità un valore, la ricchezza di un Bene, l’occasione di capire e condividere qualcosa di diverso. Poi ciascuno resterà se stesso come vuole la libertà che ci distingue e ci conduce.

La rivoluzione del Bene, quella che ho in mente, sempre più chiara, da qualche anno, sarà l’agenda del mio presente e del futuro che ho davanti. Non importa quanto di essa potrò realizzare e se essa possa essere davvero qualcosa che mi accomuna ai miei simili a cui la Vita ha parlato. Non abbiamo, non ho altra strada da percorrere che possa ispirare di più. Che abbia lo stesso anelito di Vita e di immaginazione. Che persegui la sconfitta dei nostri miserabili isolamenti e della corsa che facciamo senza sosta a stare sopra gli altri, ad usarli come corollario d’esistenza, come trofei alla fiera della vanità nella quale partecipiamo per inclinazione e natura. Io mi dissocio. La mia rivoluzione del Bene cerca altre cose. Disdegna i primati, bandisce la vanità dalla mia Vita e da quella altrui, costruisce più ponti che può tra persone e cose diverse.

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