MONDOMODERNO

I bambini ci danno mille lezioni di vita. Sempre

Dal “più grande eroe della notte” come hanno chiamato il bambino 11enne ucraino che ha fatto mille chilometri a piedi sotto le bombe in Ucraina per arrivare alla frontiera della Slovacchia ai bambini più vicini a noi. Quelli esposti alle angherie e alle violenza delle loro malsane famiglie. Quelli messi dentro i litigi dei grandi, nelle storie sbagliate dei loro genitori. Quelli educati al sopruso da adulti nocivi o, al contrario, ad ogni tipo di vizio da genitori che li viziano convinti di non far mancare nulla a loro. Educare i bambini è un’impresa ardua. Gli adulti sono convinti di essere i loro maestri, di saper riuscire a modellare i bambini che hanno alla luce della loro somiglianza, di essere credibili, autorevoli, capaci. Io, al contrario, mi sono convinto che sono loro, i bambini, i nostri maestri. Quelli non ancora abituati al compromesso, alla finzione, al vizio, alla rassegnazione, alle assurdità del mondo adulto. Ed è grazie a loro che vado a cercare il bambino che, per fortuna, vive in me da quando venni al mondo.


I bambini sono visioni di futuro. Sono ciò che gli adulti hanno dimenticato di essere. Sono curiosità, viaggio, la forza del tempo nuovo che chiede di entrare nel presente. I bambini cercano la libertà che dovrebbero avere. Ma fino a che saranno ingabbiati dentro gli schemi mentali, gli errori, i limiti degli adulti che li hanno messi al mondo o che hanno accanto sarà per loro sempre la più ardua delle imprese custodire la fantasia e la creatività che hanno. E restare al mondo per costruire la propria storia di vita. Ammetto. Faccio il tifo per i bambini da sempre. Da quando non ho fatto morire il bambino che c’è in me. Da quando sono padre e ho capito meglio Dio come diceva il poeta. Da quando frequentando di più gli adulti ho compreso perfettamente che la corruzione, la menzogna, la vanità, il vizio negli adulti è prassi, consuetudine e adesione al reale e all’età adulta che essi hanno. Sicché i migliori adulti che conosco sono quelli che, come me, non hanno fatto morire il bambino, la bambina che c’è in loro. Tutte le dinamiche della vita che gli adulti esprimono rispondono ad un copione, hanno un senso di rassegnazione e di malsana follia, di fragilità e di presunzione. Gli adulti spesso si dividono su tutto e hanno piacere a dividersi. Amano superare i loro simili, fare a gara per essere di più ed essere migliori non di se stessi ma degli altri. Una vita in competizione dove vince, spesso, chi recita meglio, chi froda meglio, chi sa meglio ingannare le trappole del reale e, persino, i propri simili. I bambini che incontro, al contrario, continuano ad essere spontanei. Sanno piangere, ridere, provare tristezza, guardare il cielo, mostrare se stessi senza nessuna difficoltà. Sanno attraversare il buio di storie assurde e pericolose che i loro adulti hanno messo in piedi. Cercano vita e riparo e spesso non lo trovano neppure negli spazi angusti delle loro case. Loro chiamano ogni cosa nel giusto modo. Il male è male, il bene è il bene. E così la generosità, l’altruismo, la corruzione, il sopruso, la violenza, la guerra o la pace. Fanno sorrisi che cercano ponti. Mi ha colpito la storia del bambino ucraino che si è fatto a piedi mille chilometri. Una storia emozionante che ha fatto il giro del web. Che ha commosso tutti e ha commosso anche me in questi giorni drammatici di escalation in Ucraina. I poliziotti alla frontiera slovacca lo hanno ha definito “il più grande eroe della notte” il bimbo che aveva con sé solo un sacchetto di plastica, il suo passaporto ed un numero di telefono (quello del padre) scritto sulla mano. Uno sguardo grave, il berretto blu calato sulla testa e una missione che gli aveva affidato la madre affinché, almeno lui, potesse salvarsi. Originario di Zaporizhie, città nel Sud dell’Ucraina dove l’esercito russo ha bombardato senza nessuna pietà il bimbo è giunto alla frontiera ed è stato prelevato dai volontari che gli hanno dato sollievo. “Grazie al numero sulla mano e a un pezzo di carta in tasca, siamo stati in grado di contattare i parenti che sono venuti a prenderlo più tardi“, ha dichiarato la polizia che ha accompagnato il piccolo a Bratislava. La mamma non lo aveva potuto accompagnate per stare vicino all’anziana nonna costretta a stare sotto le bombe e così l'”eroe della notte” ha camminato per mille chilometri da solo. “Sono molto grata che la vita di mio figlio sia stata salvata“, ha detto la mamma, Yulia Pisetskaya. “Nel vostro piccolo Paese ci sono persone dal cuore grande“, ha detto la donna ai slovacchi che lo hanno salvato lanciando un accorato appello per salvare i bimbi ucraini dalla guerra. “Sono vedova e ho più figli. Voglio ringraziare la dogana slovacca e i volontari che si sono presi cura di mio figlio e lo hanno aiutato ad attraversare il confine. Sono grata che abbiate salvato la vita a mio figlio. Accanto alla mia città c’è una centrale nucleare a cui stanno sparando i russi“.

Così per una storia andata a lieto fine (il bambino ora è salvo ed è fuori dall’Ucraina) tante altre storie che sono vicinissime a noi dove bambini e bambine devono attraversare l’insensatezza degli adulti in un mondo che chiede attenzione, che ci mette davanti alle mille insidie e rende l’infanzia spesso un campo di battaglia, un’età da invadere con i nostri assurdi modi di fare, con le nostre incoerenze.

L’intervista che qui vi propongo l’ho fatta, quasi per gioco, ad un bambino di 9 anni che oggi frequenta la quarta elementare. Ciro è uno dei compagni di scuola di mia figlia. Un vulcano di curiosità e di sane passioni. La capacità straordinaria di farsi domande su tutto, di creare empatie, di parlare, senza nemmeno sapere sin dove e come, di filosofia e di problemi d’attualità. Si era fatto affascinare non poco dall’idea di essere intervistato da me fino ad autocandidarsi con discrezione e gentilezza. Non sapeva le domande ed io non sapevo le risposte che mi avrebbe potuto dare. Ciro non può conoscere il futuro che sarà. Quello del mondo o il suo personale. Ma si fa mille domande sul presente e non ha nessuna paura a darsi le prime risposte. Il risultato che ne è venuto fuori è stato straordinario. Lo vedrete anche voi qui nel corto che vi propongo e che ho caricato sul mio canale youtube.

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