Nell’ottobre del 2013, in piena emergenza mediatica sul tema “terra dei fuochi”, della quale è stato detto pure che si è trattato di una grande ed isterica campagna di disinformazione, mi convinsi che dovevo fare qualcosa del mio impegno civile per capire, far capire e adoperarmi concretamente affinché la mia gente non venisse presa da isteria diffusa. Lavoravo all’epoca alla cura della comunicazione dell’azienda Piccolo e mi bastò parlare dell’idea che avevo avuto a Michele Piccolo a cui mi lega, anche ora che ho deciso di darmi un altro progetto professionale, una profonda e bella amicizia, per capire che qualcosa si poteva fare. Avevo in mente di realizzare un calendario per il 2014 per fare in modo che ci si potesse interrogare su un fenomeno che ancora diffonde paure e grandi preoccupazioni in molte parti della Campania comprese quelle che non sono state inserite nella cosiddetta “terra dei fuochi”.

Misi in piedi un portale che chiamai “lacampanianondevemorire” (poi dismesso per guardare oltre) come la campagna mediatica a cui diedi vita. Contattai e raggiunsi, in ordine, voci e testimoni diversi. Chiamai e raggiunsi Maurizio Patriciello, parroco a Caivano che stava capeggiando un movimento di famiglie e madri colpite nel vivo dei loro piccoli affetti sottratti alla vita dal brutto male.  Chiamai e raggiunsi Antonio Marfella e Tonino Pedicini, quest’ultimo era allora direttore generale dell’Istituto Pascale, dove lavorava e lavora anche l’epidemiologo e caro amico Antonio Marfella. Un gruppo di giovani e bravi fotografi rispose al mio appello e decise di venire con me per scattare, in accordo con l’Istituto Pascale, foto nei reparti del dolore dove decine di persone combattono la loro battaglia per la vita. Chiamai e raggiunsi il direttore de “il Mattino” Alessandro Barbano che si disse subito disponibile all’idea di realizzare un calendario che fosse l’espressione e l’impegno sociale di diverse realtà messesi assieme: l’azienda Piccolo per la quale lavoravo, l’Istituto Pascale e il quotidiano più noto e storico della città di Napoli. In quei mesi andai in giro ad conversare, riprendere ed intervistare medici ed operatori che sono in prima linea sul tema della lotta al cancro. Giovani ricercatori, laboratori, fucine di idee e di ricerche mi aprirono le loro porte, scattammo foto, feci riprese, intervistai.

Ci dissero che nessun dato, da solo, può bastare a spiegare l’incidenza dei tumori in Campania. Che nessuna “terra dei fuochi” poteva determinare, da sola, l’aumento della mortalità. I punti di vista si incrociarono, come gli stili di vita, come le cattive abitudini dei cittadini campani, come l’azione scellerata della camorra e di certi imprenditori insospettabili, come il malcostume di certe aziende che lavorano in nero e in nero bruciano scorie, pelli, scarti di lavoro a cielo aperto e rendono irrespirabile, ancora oggi, l’aria in molte parti della Campania: ogni notte, ogni giorno. Ai fenomeni “criminali” e scellerati dei cittadini che si ritengono onesti si sommavano i rifiuti tossici sversati negli anni per mano camorrista ma anche, e di nuovo, le cattive abitudini dei cittadini, gli stili di vita sbagliati di chi prendeva e prende l’auto anche per recarsi quattro isolati più lontano della propria abitazione.

Presso l’Istituto Pascale, assieme al direttore Pedicini e ad altri primari concertammo in che modo una congrua devoluzione di danaro che poteva arrivare dalla vendita del calendario 2014 avrebbe potuto contribuire magari per consentire di comperare un macchinario utile a guarire vite umane. L’azienda Piccolo non anticipò solo il danaro per stampare le trentamila copie del calendario che, parti delle qualei, distribuì nei proprio punti vendita ma mise anche il resto per preparare una devoluzione di cinquemila euro in assegno da consegnare al direttore Pedicini. “Il Mattino” si impegnò non solo a divulgare la campagna che avevo preparato sulle pagine nazionali ma vendette il calendario nelle edicole e preparò un assegno dello stesso importo da consegnare in uno stesso giorno, come poi accadde, dalle mie mani (a nome mio e dell’azienda Piccolo) e dalle mani del direttore Alessandro Barbano a nome dei lettori de “il Mattino” che risposero all’appello. Al Pascale quel giorno, era il 17 settembre del 2014, consegnammo diecimila euro che furono ben spesi.

Che cosa è rimasto di quell’impegno ora che continuo a veder morire tante persone, molte giovanissime, anche nella cittadina che mi ha dato i natali che non è uno dei comuni della “terra dei fuochi” ma quella terra lambisce, di quella terra è contigua, la vede, la tocca, la teme? Perché si muore così tanto di cancro? Ed è ancora possibile dire che si muoia di più che in altre parti d’Italia o del mondo per mano subdola del “brutto male”? E ancora. Come sono andate le bonifiche fatte finora? Che cosa è venuto fuori dagli scavi fatti per capire se Carmine Schiavone, che tanto aveva detto sulle scorie e sui rifiuti radioattivi  in Campania, avesse o meno ragione? E lo Stato ha fatto finora tutto quello che si doveva fare? Dall’altra parte, invece, i cittadini hanno abbandonato le loro cattive abitudini?

Ci sono decine di altre domande che non hanno trovato ancora una risposta plausibile. Molti scavi effettuati non hanno trovato nulla. Molte cattive abitudini ci sono ancora. Molti roghi sono accesi la notte nel casertano. Molti luoghi non sono stati ancora bonificati. Molte persone stanno morendo del “brutto male” e quelli che assistono hanno, come ieri, la stessa identica paura. Intanto, la ricerca, anche se ha fatto grandi passi, sembra ancora inefficace per arginare le troppe morti. Arriveremo ad un vaccino, ad una mappa genetica che possa spiegare meglio le incidenze e la causa delle morti. Ma occorre che si arrivi in fretta. Non serve a nulla dividersi sugli orientamenti, tra chi crede che in certe zone delle Campania si muoia di più o tra quelli che sostengono che non sia affatto così. Tra chi accusa Maurizio Patriciello di aver fomentato allarmismi o tra chi vede in lui un coraggioso testimone del nostro tempo.

Oggi, come cinque anni fa, quel che appare chiaro è che il tema non può e non deve prestarsi alla facile demagogia, alla speculazione di certe associazioni o di certi partiti, agli isterismi, all’onda emotiva, all’emozione triste del momento, alla cattiva gestione, all’approssimazione. Si muore ovunque nel mondo di cancro e questo è un dato evidente. Ma quel che i cittadini della Campania, di ogni sua parte dove il sospetto è forte, hanno il diritto di sapere, di essere tutelati. Ma hanno anche il dovere di cambiare le proprie abitudini di vita quotidiana che fanno male all’ambiente e alla salute di se stessi e dei propri simili. L’emissione dei gas di scarico da auto troppo vecchie come da quelle nuove usate troppo e molto di più di quello che dovrebbe essere rendono l’aria fatale; un vero attentato quotidiano e subdolo alla salute umana che arriva in polvere sottili. Un’alimentazione sbagliata con abusi e stili di vita di cui si conosce il danno che fanno non possono più essere tollerati.

Il tema non può, peraltro, nemmeno lasciare indifferenti le amministrazioni locali che in molti casi non hanno bisogno di investire ingenti quantità di danaro pubblico. Basterebbe dotare, per esempio, ciascuna comunità cittadina di centraline in grado di analizzare ogni giorno l’aria che si respira nelle comunità locali per capire in quale direzione andare. Come per l’acqua se si effettuassero e rendessero pubblici i risultati di analisi fatte dai rubinetti delle abitazioni presi a campione. Come per i luoghi delle cittadine dove costumi scellerati di cittadini criminali sono prassi per trovare rifiuti ingombranti e spesso nocivi  per strada, in campagna, in posti isolati invece che portarli presso le “isole ecologiche” nate ed attive in diverse comunità cittadine della Campania.

Cinque anni dopo quel mio impegno civile a favore della mia gente non vedo altra strada che la “cittadinanza attiva” dei molti. Sono disposto a ridare il mio contributo assieme agli altri dacché da soli nulla cambia e nulla diventa sistema. In attesa di un rinnovato impegno, mi si consenta di riproporre qualche contributo che segnò, cinque anni fa, il mio impegno civile a favore della mia terra. Non certo per vanagloria ma solo per capire alla luce del tempo che è trascorso.

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