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Ho appena trovato casa. A 100 anni luce dalla Terra sopra un pianeta appena scoperto

Il nuovo anno da poco iniziato, questo 2020, che sembra più cose assieme e che gli umani del pianeta Terra hanno già sporcato con due accadimenti nefasti (i roghi d’Australia e la guerra, già iniziata, tra America ed Iran che potrebbe coinvolgere altri) ha portato anche una notizia tutto sommato passata in sordina nella comunità che parla, scrive, fa televisione e spara sentenze sui social. “Scoperta – leggo dall’Ansa di ieri mercoledì 8 gennaio – una sorella della Terra che si trova nella cosiddetta zona abitabile della sua stella, ossia alla distanza ideale per avere acqua liquida in superficie. Si chiama TOI 700 d, è distante 100 anni luce ed è stata scoperta dal nuovo cacciatore di pianeti Tess, della Nasa, lanciato nel 2018 e specializzato nell’individuare i pianeti osservando cali nella luminosità della stella causati dal loro passaggio. Il risultato è stato annunciato ad Honolulu, nel convegno della Società Astronomica Americana, dal gruppo dell’università di Chicago guidato da Emily Gilbert. Alla ricerca partecipano gli italiani Giovanni Covone, astrofisico dell’università Federico II di Napoli e associato dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), e Luca Cacciapuoti, sempre della Federico II.”

“Intorno alla stella TOI 700, che è una nana rossa la cui massa è circa la metà di quella del Sole, – leggo ancora dall’Ansa – Tess ha scoperto tre pianeti. Di questi il più affascinante è TOI 700 d, che ha una massa del 20% maggiore di quella della Terra, ha un anno lungo 37 giorni e ha temperature miti in superficie perché riceve dalla sua stella l’86% dell’energia che la Terra riceve dal Sole. Altra caratteristica che lo rende simile alla Terra è la tranquillità della sua stella, che in 11 mesi di osservazioni non ha mostrato segni di eruzioni. Il pianeta rivolge sempre la stessa faccia alla sua stella, ma questo potrebbe non essere un limite per la sua capacità di ospitare la vita. Tuttavia, rileva Covone, “bisogna vedere che tipo di vita si potrebbe formare su un pianeta senza l’alternanza di giorno e notte, per questo TOI 700 d sarà un bel laboratorio per l’astrobiologia“.

La scoperta è stata confermata dal gruppo coordinato da Joseph Rodriguez, del Centro americano Harvard -Smithsonian, grazie alle osservazioni del telescopio spaziale Spitzer della Nasa, mentre il gruppo di Gabrielle Englemann-Suissa, dell’americana Universities Space Research Association, ha tracciato l’identikit del pianeta con delle simulazioni. In una di esse TOI 700 d è un mondo coperto di acqua con un’atmosfera dominata dalla CO2, mentre in un’altra è secco e senza nuvole. “Sono due ipotesi alternative su cui è difficile scommettere ma – conclude Covonesimulazioni come queste sono utili per capire cosa dobbiamo aspettarci quando andremo a osservare il pianeta in modo diretto“.

In verità, che in parti dell’Universo (noi ne conosciamo solo una piccolissima porzione che pensavamo fosse tutto) ci siano altre forme di vita è un pensiero, e spesso più di un pensiero, condiviso da migliaia di umani la cui arguzia, nonostante i due millenni passati, non è arrivata a documentare quali e quante altre forme di vita ci sono, per davvero, nell’Universo. Abbiamo avuto, e molti hanno forte, oggi più che mai, la presunzione di sapere tutto, di prevedere tutto, di capire tutto. Abbiamo messo al mondo legami che cambiano dalla sera alla mattina, milioni d’amori accanto a milioni di odi, stupidità, arroganze. Ma, alla fine, concludiamo tutti allo stesso modo: che questa vita umana così fragile, così lunga eppure così breve ci fa capire che resta molto più grande di noi. Che a noi è data solo la possibilità di attraversarla per gli anni che ci “toccano”. Ma nulla più. Da dove venga, perché venga e perché vada via nessuno lo sa. Nessuno può dire o provare se essa vada verso qualcosa o verso il nulla. Ma nello spazio sconfinato di un Universo che conosciamo solo in minima parte quando arrivano notizie come quella di questi giorni il cuore riprende un’emozione primordiale.

Io vedo quelli più grandi di me che chiamiamo anziani dei quali ho stima, e vedo me ora, con tutte le migliori certezze frantumate come fossero già estranei, stranieri a questo mondo nel quale hanno (abbiamo) vissuto sinora. E vedo frantumarsi tutto l’entusiasmo, la presunzione di creare teoremi dal lieto fine, di pensare che potevamo essere immortali, che infinita poteva essere (come la percepiamo all’inizio) questa vita umana, così misteriosa, così gaia per pochi, così sofferta per tanti.

E si comprende, ben oltre un sospetto, che la razza umana sia la peggiore che poteva abitare questo straordinario, fantastico e spettacolare pianeta Terra che stiamo distruggendo passo dopo passo. E tutta la superbia, la sfacciataggine, l’ipocrisia che noi umani mettiamo nei legami di specie si scioglie come neve al sole quando arriviamo al capolinea.

Ieri mi colpito il nome del nuovo pianeta. Si chiama TOI 700 d e nel gergo degli umani la sua sigla assomiglia al nome che diamo ricovero di quelli folli, dei nostri simili in preda alle peggiori patologie della psiche (quelle, per capirci, che hanno in realtà tutti). Ieri ho accostato il nome del nuovo pianeta TOI 700 d al “TSO” (Trattamento sanitario Obbligatorio). Che sia un caso è evidente. E persino un’ironia su di me e sui miei simili. Mi piace pensare che possa essere una via d’uscita, mia e di tanti altri, alla follia che abbiamo messo in questo pianeta che abitiamo da millenni. Trovare casa lì, portare con me tutti quelli che amano la legalità, l’ambiente, il rispetto per il prossimo. Tutti quelli che sono disposti a far morire dentro se stessi, dentro di noi, la parte peggiore, quella della vanità, dell’ego nascosto che si finge buono. Tutti quelli che hanno in mente di passare i prossimi millenni per costruire assieme, senza bandiere, senza colori di pelle diversi o religiosi diverse, senza primati e senza nomi, senza diseguaglianze o gerarchie, un mondo migliore. Partire con tutti coloro che ho conosciuto e conosco stanchi di sentire e vedere che il mondo è pieno di ingiustizie “messe al mondo” dalla parte peggiore di noi umani che continua a parlare di giustizia, amore e fratellanza ma continua a perseguire la guerra, l’odio ed altre nefandezze. Tutti quelli che hanno il coraggio di mettersi in discussione e di farsi ricoverare in maniera coatta e obbligatoria.

Si tratterebbe di organizzare entro il 2040 (tempo giusto stimato per non morire prima su questo pianeta Terra) il primo e l’unico viaggio verso una nuova dimora. Che non sia quella ignota della morte fisica. Anzi. Al contrario. Poter trovare lì sul TOI 700 d anche coloro che sono già morti ma sulla Terra sono stati giusti e buoni assieme a quelli che, dopo la morte fisica, hanno avuto il tempo di purificarsi e diventare nuove creature. Accetto collaboratori. Non è previsto nessun compenso che chiaramente è invenzione del tutto umana e a nulla servirebbe quando saremo nel nuovo mondo così bello, così simile alla Terra anche a vederlo da qui.

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