Se ci fosse un aggettivo per definire certe amicizie che hanno il pregio di nascere spontanee e possenti quella che mi lega a Giuseppe Auriemma, di cui mi pregio di scriverne lode qui nello spazio delle “odi ai miei amici” userei il più bello degli aggettivi. Ho conosciuto Giuseppe più di un decennio fa quando di lui ho letto il suo impegno politico e una candidatura a sindaco nella città che gli ha dato i natali. Qualche tempo dopo ho avuto la fortuna di conoscerlo meglio e più da vicino per quelle belle ed improvvide traiettorie degli impegni civili e sociali di cui pure vivono le nostre terre martoriate. Giuseppe Auriemma è nato a Somma Vesuviana, il paese della provincia di Napoli, lì dove vive, attaccato al paese dei miei natali, il 14 marzo del 1963 e, credo che, da quel momento, il giorno della sua nascita, egli non abbia smesso un solo istante di sognare le utopie più belle che una bella persona come lui possa avere.

Mi colpì da subito, quando lo conobbi più da vicino, che di tutte le sue forti e convinte appartenenze (il PD di cui è segretario cittadino così come il Movimento dei Focolari di cui porta avanti, con gioia, il suo impegno) non ne faceva né mai ne ha fatto, in un solo momento, una barriera, una gabbia, una diversità, di quegli steccati tipici di chi appartiene, talvolta, a partiti o ad associazioni così fatte. Ebbe il pregio, sin dal primo momento in cui lo conobbi più da vicino, di testimoniare il significato e il senso dell’accoglienza. Giuseppe Auriemma è così: un concentrato di “porte aperte” sul mondo e sugli altri con l’entusiasmo di un ventenne. Un medico psichiatra che ha fatto della sua professione la capacità di capire, leggere, accogliere gli altri nella sua vita, tra le sue amicizie leali, di sapersi mettere accanto a loro e ad altri impegni civili per gettare ogni àncora al di là degli ostacoli. Egli è colui che aspetta i suoi pazienti, vessati da malattie mentali, nei pomeriggi assolati d’estate dentro strutture sanitarie dove i pazienti cercano tutto e agognano a ricevere da lui uno spiraglio di luce e di ragione per sopportare le loro sofferenze misteriose. E pur facendo ora, per lavoro, diversamente dalla Forcella degli anni passati, la spola tra Napoli e la sua isola più bella, Giuseppe raccoglie per strada, lungo navigazioni di mari e di pensieri, tutto quello che la vita gli mette davanti: anche le sfide, gli affanni e gli entusiasmi.

Uomo libero, Giuseppe Auriemma è una di quelle rarissime persone che non vive di politica né vive il suo impegno politico (o religioso) come una casta né uno scranno di privilegi o di supposta superiorità. Ha fatto del “suo” PD a Somma Vesuviana, nonostante le forze contrarie e la provincia, un partito aperto a tutti, un luogo presso il quale invitare, di persona e a voce come fa lui, tutti coloro che possono, assieme a lui, rivendicare, ancora una volta, la stagione della legalità, dei diritti e delle inclusioni sociali. Giuseppe ha aperto la sua cittadina al resto del mondo anziché chiuderla su stessa. Non ama i sermoni, né i discorsi lunghi ma gli abbracci, quelli che stringono il cuore e la mente di speranze. Quelli che costruiscono ponti tesi e protesi verso gli altri, l’avvenire, il cuore e la mente di tutti i suoi prossimi. Non ama l’insulto né il desiderio di trovare i difetti dei suoi concittadini anche quando sono i suoi antagonisti della politica o della cifra umana. Al contrario: cerca sempre i loro pregi. Neppure quando la sua città natale ha vissuto momenti politici difficili si è messo a sparlare dei suoi concittadini per gettar fango e virulenza, per dare qualche lezione a buon mercato.

Certo, si distrae, talvolta, per impegni di lavoro, per gli affanni o le altre vicende quotidiane, fino a scordarsi di rispondermi ai messaggi ma io so sempre che nulla di ciò che può fare, dimenticarsi o distrarsi, accade perché possa venire da lui ostilità, mancanza o disattenzione.

Giuseppe Auriemma, qui, in occasione della sottoscrizione del “Decalogo della legalità” firmato nell’aula consiliare di Sant’Anastasia

Giuseppe Auriemma è colui capace di mettere se stesso, tutti i giorni, in discussione e di ripartire da dove ci si unisce e non ci si divide. Perché la giovinezza, come la sua e la mia, è uno stato mentale ed è la stagione che cerca sempre il sogno, la visione, la prospettiva, la vera amicizia. Il motivo per cui non potevo tacere di lui e della nostra amicizia nata possente e diventata, da subito, fraterna e forte, tanto da farne una pagina nuova delle “ode ai miei amici”. Lunga vita a Giuseppe e a me il pregio della sua bella e fraterna amicizia.

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