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“Da quando sono diventato padre, ho capito Dio”. Balzac e i padri come mai prima

Si chiama Papà Goriot e il titolo originale in francese era Le Père Goriot. Un romanzo, pubblicato nel 1834 da Honoré de Balzac con cui egli volle dare a Jean-Joachim Goriot, il protagonista della storia, quella capacità sovrannaturale di vivere un amore senza fine per le sue figlie. Amore che non si auto-comprende se non nell’ottica di un sentimento che supera tutti i limiti di ciò che è umanamente comprensibile e si annuncia al mondo come quel modo privilegiato di mettersi in relazione con Dio (Padre), cardine di un superlativo assoluto e mai relativo. Goriot riesce ad amare le sue figlie in mezzo ad un dolore che si auto-infligge pur di compiacerle. Un legame doloroso e vitale che si può paragonare al rapporto filiale tra Dio e i suoi figli. Con la differenze che Dio è padre perfetto mentre Goriot non lo è quando coglie e vede tutta l’inadeguatezza della sua paternità.


In una parte di esso è scritto: “da quando sono padre, ho capito Dio“. Uno squarcio che ha proposto di recente persino Francesco Bergoglio commentando il passo evangelico del figliuol prodigo. Di certo, considerato unanimemente uno dei capolavori della letteratura realista, il romanzo di Honoré de Balzac, dove quella frase trova luogo, costituisce un punto di svolta nella costruzione della stessa serie in cui è contenuto. Una storia che intreccia tutti i limiti dei legami umani più importanti e nei quali pure si è capaci di raggiungere vette immense e rispondere a quesiti che restano, anche quelli, eterni, sempre validi, sempre attuali. Tra questi il legame tra padri e figli. Un tema che diventa ancora più attuale se si considera l’evoluzione, tutta contemporanea, della figura del padre così soggetta ad insidie, alla perdita di autorevolezza, alla deriva dei rapporti che vanno in malora con l’altra figura genitoriale: la madre. Quest’ultima, sovente così agguerrita da togliere ai propri figli ogni spazio della figura del padre quasi a farla del tutto scomparire. Quando non accade che siano propri i padri a scomparire, per inadeguatezza, superficialità, ostacoli dalla vita dei propri figli. Intanto, qua e là nel romando di Honoré de Balzac, ci sono lampi d’infinita bellezza, spiragli d’intuizione che vanno a regolare gli affetti della storia romanzata. Così ci si chiede fino a che punto può spingersi l’amore di un padre per il figlio? Può il padre recitare il proprio ruolo fino a perderlo? Fino a perdere la propria collocazione nel mondo? Può il padre rendere i figli qualcosa di più (e di diverso) da cosa dovrebbero essere e, di conseguenza, fare di se stesso qualcosa di meno (e di diverso) da quello che dovrebbe essere? Proprio nella vicenda di Jean-Joachim Goriot, che al centro del celebre Papà Goriot di Balzac, arrivano risposte a tali domande che permettono di gettare luce su questa nuova, a tratti mostruosa, incarnazione del Padre. Più un trattato sull’anima e sul comportamento umano, che sulla vita privata delle persone durante il periodo in cui è vissuto Balzac questo suo romanzo è, senza dubbio, un libro complesso, un dramma e non solo. Un crescendo dove, pagina dopo pagina, si avverte l’angoscia aumentare fino a prendere il sopravvento su tutto il resto e a sfociare nel dramma finale. Ci sono dentro le più svariate tematiche: dall’amore incondizionato di un padre verso le proprie figlie alle differenze sociali tanto care negli di Balzac come ora. Un romanzo che narra il bene e il male e, anche, i modo in cui le persone possono raffigurarlo. Un contesto storico lontano se si pensa che fu scritto e stampato nel 1834 ma che, tuttavia, è quanto di più attuale ci possa essere dacché gli argomenti sono comuni come i problemi e i sentimenti che leggono i personaggi che sono in esso e che si ripetono con il passare delle epoche. Papà Goriot è il personaggio che dà il nome al romanzo. Un uomo, un povero vecchio accecato dall’affetto smisurato per le due figlie, tanto da sacrificare ogni cosa per loro. Uno che sacrifica ogni bene e, persino, la sua stessa salute pur di rendere felici le sue due amate bambine che saranno ricche nobildonne in grado di cercarlo solo quando hanno bisogno di denaro. Eppure, fino alla fine Papà Goriot non le accusa né le giudica. Anzi. Continua ad amarle incondizionatamente, come fa esattamente ogni padre.

Gorot arriva dire… “Tutta la mia vita, per me, è nelle mie due figliole. Se loro si divertono, se sono felici, ben vestite, se camminano su dei tappeti, che importanza ha la stoffa che mi veste e il posto dove dormo? Non ho freddo se loro hanno caldo, non mi annoio mai se loro ridono […] Insomma, io vivo tre volte. Vuole che le dica una cosa curiosa? Ebbene, quando sono diventato padre, ho capito Dio. Egli è tutto quanto in ogni luogo, poiché la creazione è opera sua. Io sono così con le mie figliole, signore. Solo che io amo le mie figliole più di quanto Dio ami il mondo, poiché il mondo non è bello come Dio, e invece le mie figliole sono più belle di me”.

Quando Goriot starà per morire, al suo capezzale non ci saranno le sue due figlie per le quali ha dato tutto. Al suo capezzale ci sarà un ragazzo sostanzialmente estraneo, uno studente squattrinato che si era affezionato all’uomo che per lui nel quale vedeva una sorta di padre, anche se per poco tempo. Attorno a Papà Goriot i sentimenti dei vari personaggi sono spesso eccessi come capita sovente e con loro l’animo umano corrotto o corruttibile. Ma vi sono anche i lindi e i puri: anime rare, come le persone che le possiedono. Come le è, nel romanzo, Rastignac che, alla fine, si rende conto che deve imparare a combattere; che non è solo con la bontà e l’ingenuità che riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi. Per poter sopravvivere in una città come Parigi ci vuole anche altro.

Occorre rendere omaggio a De Balzac che con Papà Goriot ha dato vita ad un’opera tanto profonda quanto complessa con personaggi ai quali ci si affeziona, ed altri che si detestano. Sono tutti tratti dal reale e per questo attentamente. Personaggi che, a partire da Goriot, hanno uno spessore, un’introspezione difficile da trovare soprattutto in letture più moderne. Resterà Papà Goriot, un romanzo sulla vita privata dell’epoca, ma anche un trattato filosofico sulla società: una trama di anime, di bene e male, di emozioni e d’ipocrisia, di società e di uomini, che, entrambi, possono essere malvagi e corrotti. Oppure redimersi nelle pieghe degli eventi e di legami variegati.

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