“Storiachepassione” riporta in social una foto che di storico ha tutto. Scattata a Roma, il 28 giugno 1977. Una foto in cui Aldo Moro ed Enrico Berlinguer si stringono la mano e si guardano negli occhi davanti ai mille flash delle macchine fotografiche dei fotocronisti. Nessuno di loro avrebbe potuto sapere quale potenza aveva quel gesto pieno di significato, di aspettative e di speranze. Negli anni ‘70 in Italia succedeva qualcosa di nuovo: Democrazia Cristiana e Partito Comunista, da sempre rivali, iniziano ad avvicinarsi. Un’idea che spaventava molti, sia in Italia che all’estero. Ma Moro e Berlinguer erano tanto più avanti. E tanto oltre gli ostacoli e le contrapposizioni interne ed internazionali che gravavano sull’Italia. Loro erano oltre. Visionari di un mondo che poteva venire. Sostenitori allo stesso modo della questione morale che da lì a poco avrebbe corrotto interi settori dello Stato che pure era già corrotto. La loro statura umana ed intellettuale li accomunava oltre ogni contrapposizione. Avrebbero dovuto aver a che fare con gli estremismi di destra e di sinistra. Nel Paese, nella Democrazia Cristiana, nel Partito Comunista, nella Chiesa cattolica, nella società e nell’economia. Me ne parlò, nei dettagli, un certo Licio Gelli con cui scrissi una delle sue biografie. Ma non fu l’unico a parlarmene.
C’era Gladio, c’era il potere della destra americana, c’erano i comunisti estremisti italiani che ostacolavano Berlinguer. C’era chi nella DC chi voleva far fuori Aldo Moro, visionario come Berlinguer della politica italiana. C’era la P2. C’era la Chiesa ed il Vaticano che remavano contro l’idea stessa che si potesse governare con i comunisti atei. Ma Aldo Moro vedeva oltre. Nell’agosto del 1975, dopo le elezioni che avevano visto il PCI crescere molto, ci fu un incontro importante a Salice Terme tra Ford, Kissinger, Moro e Rumor. Intanto, in alcuni comuni italiani, comunisti e democristiani iniziavano a lavorare insieme. Durante quell’incontro venne spiegata la situazione italiana agli Stati Uniti. La risposta americana fu molto netta: “se i comunisti entrano al governo, l’Italia esce dalla NATO”. Una scelta che pesava su tutti.
Nel marzo 1978, con i governi Andreotti III e IV, i comunisti arrivarono vicinissimi al governo. Prima si astennero sulla fiducia, poi diedero un appoggio esterno. Ma proprio il 16 marzo, durante il voto di fiducia, Aldo Moro fu rapito. Dopo quanto successo in Cile nel 1973, quello che accadde in Italia fu diverso. Due leader si avvicinarono, si strinsero la mano. Ma fu qualcosa di breve e molto rischioso come poi effettivamente si rivelò. In quegli anni, in Italia, “non c’era spazio per il comunismo se sporgeva la testa troppo in fuori”.


