Nel 2001 davo alle stampe con Marco Tropea Editore del gruppo editoriale “Il Saggiatore” il mio libro su e con Raffaele Cutolo. L’idea mi era venuta a Caserta, davanti all’ufficio dell’allora vescovo di quella città Raffaele Nogaro a cui mi legava e mi lega un’amicizia di grande valore ed una stima senza limiti. Quando si trattò, dopo un lungo lavoro fatto con Raffaele Cutolo, di dare alle stampe il libro chiesi anche a Raffaele Nogaro di scrivere, per quel libro, la prefazione.  Raffaele Nogaro non esitò, nonostante i risvolti che quella prefazione gli avrebbe procurato.  La riporto qui integralmente.


“Da più di quindici anni conosco Raffaele Cutolo. Non ho mai pensato di doverne parlare pubblicamente. Non ritenevo opportuno che una mia considerazione personale potesse intervenire nella valutazione del personaggio. Ora rilascio un mio giudizio, non solo perché sollecitato  in tal senso da uno scrittore di mia fiducia, Francesco De Rosa, ma perché reputo doveroso fare luce su un uomo, che procura in me un profondo rispetto e l’amicizia, nonostante si trovi in carcere.

Ho incontrato Raffaele Cutolo occasionalmente nel reclusorio di Carinola. Da poco s’era coniugato con Immacolata Iacone e mi confidava il proposito, per una urgenza interiore di vita nuova, di rompere definitivamente con la violenza. Le mie frequentazioni successive e la corrispondenza solerte che mantengo con lui, mi hanno dato prova del cambiamento della sua vita.

Ritengo che egli non abbia voluto fare il pentito per un senso di coerenza morale. Uno che ha sbagliato deve innanzitutto pagare di persona e non accusare altri di errori, di cui egli pure è responsabile. Invece, e ne sono convinto, egli si è convertito. Ha scelto di compiere la volontà di Dio e di instaurare un nuovo rapporto di fratellanza con gli uomini. Da trentacinque anni, ormai, si trova in carcere e mi pare stia scontando la sua colpa nella forma  più dura.

Ripetutamente ho sollecitato le persone e gli organi competenti a mitigare la severità della sua pena. Non ho ottenuto risultati. La sua sofferenza, che diventa sempre più drammatica, non può lasciarmi indifferente.

Tutte le mie convinzioni di fede e di umanità chiedono che il giudizio della gente comune sappia essere comprensivo e che i responsabili dell’ordine pubblico vogliano attenuare i rigori di legge verso Raffaele Cutolo, un carcerato sì, ma che ha tanto pagato ed ora è un uomo di buona volontà.

Raffaele  Nogaro, Vescovo di Caserta

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