Vai alla barra degli strumenti

Dove eravate, dove siete quando combatto il marciume della politica e di questo P(p)aese?

Si chiamano illegalità, soprusi. Sono diritti negati, approssimazione, marketing politico, fazioni d’interessi privati, di clan, di lobby radical-chic, di famiglie, di partiti che agiscono (a destra, a sinistra e al centro) come fossero dei clan. Si chiamano bugie, connivenza, giornalismo corrotto e corruttibile. Si chiamano tangenti, corruzione, mediocrità, incapacità di costruire una sola comunità civile dentro la quale far coabitare sensibilità, fedi e visioni differenti rispettando le regole. Si chiamano negazioni di ogni meritocrazia, raccomandazioni, accordi sottobanco, corruttela, mafia, massoneria, camorra, ndrangheta, omertà, rassegnazione, clientela, voto di scambio, gare d’appalto e concorsi truccati e sono solo alcuni dei ritardi davanti ai quali il popolo italiano, di ogni sua contrada, di ogni regione, di ogni sua città o piccolo paese, a vari livelli a seconda della cultura e della civiltà del suo territorio, si è fermato con il complice e vigliacco convincimento che tutto questo non si può cambiare, che tanto chi voti voti il copione è sempre lo stesso. E mai come in questo caso il convincimento popolare poteva essere più reale.

Nel frattempo, in maniera zozza e faziosa, assistiamo alla gara squallida di chi (partito, movimento, corrente, politico/a, militante) rivendica a sé tutto il bene, la moralità, la legalità, la trasparenza, la giustizia che questo Paese non ha e che dice sempre di voler cercare.

Gridano “giustizia” coloro (partiti, politici, movimenti) che tanto spesso, come se nulla fosse, quella giustizia compromettono, deturpano, vestono d’interesse personale per stare sopra gli altri, per farne un brand pubblicitario. Perché i modi, in Italia e in ogni sua contrada, di fare politica e di parlare di politica sono sempre gli stessi: creare consenso, speculare, portare un vantaggio concreto a chi deve votarvi o vi ha votati già! E i modi per farlo li conosciamo tutti. Il consenso nella politica italiana è la capacità di risolvere un problema a coloro che vi voteranno o vi hanno votato. Significa risolvere nel modo più vantaggioso possibile per quella/e persona/e il problema (e sono tanti) che essi hanno. A questo punto fate volare la vostra immaginazione. Ditemi quante notizie di malaffare, clientela, tangenti, connivenze, corruzione avete letto, visto o sentito negli ultimi dieci anni in ogni partito, movimento, regione o piccola comunità italiana. Io ne ho un elenco lunghissimo da quando guardo il mondo e lo racconto. Ma non potevo, non potevamo rassegnarci.

Davanti ad un simile squallore non ho potuto né voluto rassegnarmi. Ho fatto come quella sparuta minoranza che è in Italia ovunque essa si trovi in un paese che non ha certo bisogno di eroi. Non ho cercato parti né partiti, non ho cercato protezioni o protettori. Non ho fatto concorsi, non ho chiesto nulla a nessuno. Ho lasciato redazioni giornalistiche che avevano (hanno) sponsor, proprietà e padroni che mi mettevano davanti, come muri, quando ciò di cui mi ero occupato poteva portare a loro un diretto nocumento. Ho messo in piedi strumenti d’informazione che non c’erano prima per essere libero di scrivere e dire sempre ciò che ritengo e cercato di scovare per raccontarlo il malaffare ovunque si trovasse e si trova. Ho fondato una casa editrice con cui ho pubblicato e pubblico una rivista contro il malaffare, libri d’altri ed alcuni miei libri, accanto ad altri pubblicati con altre case editrici, per denunciare il malaffare, la massoneria, la camorra, i tangentisti, i politici corrotti. Ho fatto quello che ogni libero cittadino, una sparuta minoranza in Italia, cerca di fare, tra mille difficoltà, come può, come sa senza volersi mettere, per questo, al di sopra degli altri né sentirsi eroe, senza entrare in un partito dove spesso si annidano le cose peggiori che si possono trovare in giro. E per amore della libertà e della giustizia ho lasciato, anche di recente, lavori molto remunerativi quando si è trattato di essere libero di pubblicare ciò che ritenevo e tutelare quel mio amico imprenditore che veniva vessato dal politico corrotto e pressato contro di me. Ho portato a metà anni novanta Maria e Rita, le sorelle di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, ed altri magistrati sopra un palco del vesuviano per fare fronte comune mentre la politica del luogo faceva altro. Ho rifiutato incarichi, anche di recente, che mi avrebbero portato quel sostentamento in grado di rendere serena qualche giornata in più ma mi avrebbero legato per interesse economico a qualcuno. Ho agito, come quella sparuta minoranza che è Italia, lontana e fuori dai partiti quando i partiti sono, come accade troppe volte, solo fazione, inquinamento di libertà, ingiustizia, clan chiusi e ostili al resto del mondo che gli ruota intorno.

Come quella sparuta minoranza che è in Italia e in ogni suo luogo credo che la soluzione sia al di fuori della politica. Nella capacità che una società civile può avere di non dipendere più dalla politica, di non cercare in essa la visibilità, il vantaggio, il posto di lavoro, la promozione di carriera, il successo. Solo una società civile sana potrà cambiare la politica e non viceversa. Negli ultimi anni ho messo in gioco tutto per amore della verità e della legalità affinché questo accadesse. E quando ho fatto appello ai partiti che si ritengono sani e della giustizia fanno una bandiera, quando ho preannunciato che la gente vota per clientela e sa che ogni partito è sempre clientela ho avuto porte chiuse in faccia, reazioni isteriche, il deserto intorno. La rivoluzione della politica non si farà fino a quando i partiti difenderanno solo se stessi e vorranno mettere se stessi al di sopra degli altri. Non si farà se la legalità non passerà nella vita e nella pratica di ciascuno e ciascuno non sarà pronto a pagare un prezzo, anche il più alto, pur di mettere in pratica ciò che dice senza farne una bandiera, uno spot personale, un brand, una campagna elettorale. La rivoluzione della legalità è la più ardua di tutte. Se fosse attuata davvero dalla società civile tutti i partiti perderebbero pezzi enormi di se stessi.

Per questo ed altri innumerevoli motivi, a molti di essi, che siano nel PD, tra i Cinque Stelle, nella Lega, in Forza Italia, per restare solo ai maggiori, che siano a Roma, a Milano, a Palermo, a Napoli o nella piccola città dei miei natali, chiederei le stesse cose: dove eravate quando ho lasciato un posto di lavoro per amore della verità e della legalità e far uscire un libro dal titolo “Il tangentista”? E dove eravate quando quella sparuta minoranza che vive in Italia lontano dai vostri partiti e dalle vostre fazioni ha cercato la verità, la giustizia, la legalità e ha pagato di persona? E dove eravate quando un magistrato come Gratteri, solo pochi giorni fa, è stato insultato da una deputata che siede in Parlamento e che ha il marito corrotto e coinvolto in un’inchiesta per ndrangheta? Dove eravate e dove siete quando minacciano quei pochi colleghi giornalisti che rischiano la vita e non siedono in nessun salotto né preparano inchieste buone solo per i loro amici che sono in politica? E dove eravate, dove siete, quando, senza fare sconti a nessuno, continuo a dire, come pochi altri, che la politica non può essere un mestiere a vita, quello grazie al quale avete campato voi, campano i vostri figli, i vostri parenti? E dove eravate quando ho rinunciato ad incarichi di chi mi voleva assoldare ad una fazione e al proprio personale interesse, quando venivo e vengo insultato da cialtroni solo per difendere e cercare la verità? E dove eravate quando pur candidandovi e occupando i partiti dei quali dite solo le cose migliori non avete avuto né avrete la forza di sfondare le porte e i circoli chiusi dentro i quali siete per aprire quei partiti alla società civile (senza usarla) che sta lontano, altrove, impegnata a vivere con legalità e giustizia?

In realtà, qualche piccolo sospetto lo custodisco da tempo per ciascuna delle domande che mi sono fatto. Voi eravate di sicuro troppo impegnati a fare elogio delle vostre supposte virtù. A parlare bene di voi, solo di voi e dei vostri partiti, dei vostri candidati e dei vostri programmi senza capire ciò che stava e sta capitando attorno a voi. Eravate a fare, come farete dopo aver letto questo articolo, quello che ogni persona faziosa e di parte (partito) ama fare: il bene di se stesso, della sua parte e del suo piccolo interesse personale. Nulla più di questo né di più inutile per la verità e la giustizia.

0Shares

One thought on “Dove eravate, dove siete quando combatto il marciume della politica e di questo P(p)aese?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *